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FOTO GAETANO SATERIALEConversazione di Alessandro Mauriello con Gaetano Sateriale 

 SU SVILUPPO SOSTENIBILE, TERRITORIO E CORPI INTERMEDI

In queste ore di difficile scenario geopolitico per le note vicende ucraine, ritorna forte la necessità di costruire una vera integrazione europea, non solo per un percorso di stabilità internazionale e globale. Ma per indirizzare il sistema paese e il sistema comunitario, verso la ricostruzione di uno sviluppo sostenibile, dell’economia, della società, e dell’ambiente. Impiegando le risorse emesse nel Next Generation Ue, e nel piano esecutivo di ripresa e resilienza nazionale detto Pnrr su inclusione sociale, digitale, e transizione ecologica.

E come farlo se non ridefinendo il ruolo laboratoriale delle città, come luoghi di innovazione sociale, di neo geografie del lavoro, tese al  perseguimento degli obiettivi di Agenda 2030.

Lo faremo in questo spazio, raccontando l’esperienza di Gaetano Sateriale, già coordinatore della segreteria nazionale della Cgil, autore del secondo Piano del Lavoro, già sindaco di Ferrara, dirigente sindacale di lungo corso in Corso Italia. Oggi saggista, con il ruolo di coordinatore Asvis (Alleanza per lo sviluppo sostenibile) della regione Emilia Romagna, e presidente dell’Associazione Nuove Ri-Generazioni.

Gentile presidente, che cosa e' Nuove Ri-Generazioni?

Nuove Ri-Generazioni è un’associazione nata per volontà del sindacato edili della Cgil (Fillea) cui si è associato il sindacato pensionati (Spi). Siamo al lavoro ormai da un paio d’anni, anche se sono stati anni difficili per iniziare. Malgrado le difficoltà a incontrarsi e fare iniziative, in questi mesi si sono costituite  prime articolazioni territoriali legate a Nuove Ri-Generazioni nazionale. Prima in Umbria, con un’associazione impegnata sui problemi delle Aree interne degli Appennini e del loro rilancio che ha un suo proprio giornale. Poi a Treviso dove l’associazione sviluppa una attività di contrattazione territoriale con i Comuni, al fine di un reimpiego sociale soprattutto degli stabili pubblici o appartenenti agli enti pubblici come Inps e Inail. Di recente è nata l’associazione Nuove Ri-Generazioni della Liguria che ha come presidente Sergio Cofferati. E stiamo ragionando della creazione di Nuove Ri-Generazioni Roma-Lazio. Questo per dire che non siamo una struttura nazionale che si limita a sollecitare discussioni e approfondimenti teorici sul tema delle rigenerazioni urbane e del territorio, quanto una rete di soggetti che intendono intervenire direttamente, con una rete di esperti e di sindacalisti da coinvolgere di volta in volta.

Cosa si intende per Rigenerazione urbana?

Per noi rigenerazione urbana è molto più che restauro o riqualificazione delle città. Siamo convinti che i bisogni e le diseguaglianze dei cittadini siano cresciute in questi ultimi anni, anche prima della pandemia. Per corrispondere meglio ai bisogni vecchi e nuovi delle persone è necessario ripensare il rapporto tra abitazioni, servizi sociali, spazi verdi, spazi di relazione, istituzioni in una logica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. È per questa profonda convinzione che siamo aderenti all’ASviS nazionale. Per troppi anni abbiamo assistito all’espandersi delle costruzioni (per abitazione o per servizio) indipendentemente dalla domanda, occupando sempre più suolo pubblico. Per noi ripensare le città significa partire dai bisogni sociali: non dai bisogni delle imprese di costruzione. Con la stessa logica affrontiamo i territori più marginali: le periferie delle città, i territori extraurbani, le aree interne. Anche in quel caso vanno corrisposti servizi adatti a migliorare la qualità di vita di quegli abitanti, spesso anziani, e arrestare le tendenze alla migrazione verso le città e il degrado di quei territori e del patrimonio storico, artistico e paesaggistico di quei luoghi.

Ci può parlare del suo ultimo lavoro con il giornalista Fabrizio Ricci, Ripartire dalle città?

Non è pensabile e nemmeno sperabile, malgrado i passi avanti che pure ci sono stati anche in Italia (ultimo dei quali il cambiamento degli articoli 9 e 41della Costituzione), che una strategia così larga e impegnativa come quella della sostenibilità e della rigenerazione venga attuata per la sola volontà dei vertici nazionali o europei delle Istituzioni di Governo. Vanno responsabilizzate le Regioni, le città e i territori. Per fare avanzare gli obiettivi della sostenibilità non sono necessarie politiche straordinarie quanto coerenti applicazioni dell’Agenda 2030 in tutte le decisioni adottate in campo urbanistico, ambientale, sanitario, scolastico, dei servizi, dello sviluppo.

Queste politiche dal basso non si avviano da sole. È necessario che si sperimenti un nuovo sistema di partecipazione dei cittadini alle scelte di priorità dei diversi territori, alla individuazione dei progetti, alle verifiche sulla loro efficacia. La rigenerazione e la strategia della sostenibilità avviata “dal basso” hanno bisogno di una rete di coordinamento tra i diversi soggetti sociali presenti nelle città e nei territori. Il libro scritto con Fabrizio Ricci intende suggerire dei percorsi di sensibilizzazione, aggregazione e mobilitazione per realizzare scelte sostenibili in tutti i campi. È una cassetta degli attrezzi per costruire delle “piattaforme territoriali sostenibili” si potrebbe dire usando il gergo sindacale.

Lavoro territorio e mobilità sociale insieme ad Agenda 2030 ove lei e' coordinatore ASviS Emilia Romagna , come stanno insieme dal suo osservatorio privilegiato?

Sono convinto che per una ripresa economica solida in Italia e non solo si debbano porre al centro delle politiche di spesa e di investimento la sostenibilità (in tutte le sue articolazioni), la riduzione delle diseguaglianze, la crescita dell’occupazione. Ciascuna di queste tre scelte non debbono più essere conseguenze delle scelte di spesa (pubblica e privata) ma il loro obiettivo, il loro vincolo. Del resto, anche la pandemia ha confermato che c’è bisogno di più prossimità nella gestione dei servizi e questo vuol dire più lavoro e un lavoro più qualificato. Può sembrare paradossale ma sono davvero convinto che l’Agenda ONU 2030 e l’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco siano gli unici “manifesti” attuali di sinistra esistenti nel mondo. Perché non si affidano alle dinamiche spontanee di mercato e prescrivono miglioramenti del benessere per tutte le persone e per il pianeta. Due Welfare, come diciamo noi di Nuove Rigenerazioni: Un Welfare delle persone e un Welfare del territorio.

Esuliamo dalle sue ultime attività, ritornando al suo passato di alto dirigente sindacale. Ci può descrivere chi era Fausto Vigevani e cosa era il piano del lavoro da lei redatto?

Fausto Vigevani è secondo me un caso esemplare di come, negli anni difficili, tra la fine degli 80 e i primi 90, si potesse essere insieme sindacalisti della Cgil al 100% e , nello stesso tempo, fedeli a una propria appartenenza politica. Nel caso di Fausto, la componente “socialista lombardiana”. Sindacalisti significa non rinunciare mai a ricercare soluzioni generali di miglioramento per il lavoro e i cittadini. Sapendo che si vive in un mondo in cui le scelte politiche contano e cambiano anche le condizioni in cui opera il sindacato. Ma senza mai abdicare al proprio ruolo, prioritario, di rappresentanti dei bisogni del lavoro.

Per me Fausto è stato anche un capo, prima nel sindacato dei chimici, durante gli anni della ristrutturazione del settore, poi in Cgil nazionale, infine in Fiom. Un capo che ti faceva crescere professionalmente mettendoti alla prova. Oltre che essere un caro amico. Una fortuna lavorare con lui in quegli anni.

(Articolo apparso su “Meridiano Italia TV”)

Per la Redazione - Serena Moriondo