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Il fabbisogno in Italia è di almeno 600 mila case di edilizia residenziale pubblica, partendo dalla riqualificazione e dal recupero del patrimonio non utilizzato, quindi a consumo di suolo zero. Mentre milioni di famiglie sono in attesa di una casa da anni (l'attesa per l’assegnazione di un alloggio popolare in molti casi supera i 10 anni), migliaia di alloggi pubblici sono sfitti perché hanno bisogno di una ristrutturazione.

Il quadro è aggravato dalla condizione nella quale si trovano le famiglie, alle prese con la crescita dell’inflazione e l’aumento del costo della vita che hanno acuito il disagio sociale. Secondo l’Istat circa 2 milioni e mezzo di nuclei non sono nella condizione di poter pagare l’affitto e le spese condominiali che incidono per oltre il 40 per cento sul reddito, mentre per garantire il diritto allo studio servirebbero almeno 60 mila alloggi pubblici per studenti a costi sostenibili.

Di fronte a questo quadro, l’ultima legge di Bilancio ha soppresso i fondi per il sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, mentre prevede uno stanziamento davvero modesto, 50 milioni di euro per gli anni 2027 e 2028.

Per questo il Sunia ha lanciato la petizione popolare per il diritto all’abitare, con il sostegno della Cgil e dell’Udu, Unione degli universitari, e raccolto 45 mila firme che verranno consegnate alla presidenza del Senato e alla Camera dei deputati.
Le richieste: il rifinanziamento del fondo nazionale di sostegno all’affitto, 900 milioni di euro all’anno, e di quello per la morosità incolpevole per evitare nuove ondate di sfratti, e un intervento strutturale per ridurre il peso degli affitti e dei mutui sulla prima casa. Un piano casa con finanziamenti statali e regionali, certi e continuativi, per aumentare il numero degli alloggi pubblici e rispondere così alle varie esigenze del Paese, una legge quadro nazionale di riordino degli enti gestori per migliorarne l’efficienza, i servizi e per garantire vivibilità e sicurezza.
 
Questo problema è particolarmente attuale a fronte dell'approvazione della direttiva europea sulle case green i cui tempi di applicazione prevedono che entro il 2030 possano essere costruite solo case nuove a emissioni zero, requisiti più stringenti di efficienza, stop ai sussidi per caldaie a combustibili fossili, anche a gas. Tutto con l'obiettivo di azzerare le emissioni del parco immobiliare dell'UE entro il 2050
Secondo l’Istat oltre l’82% degli edifici in Italia sono residenziali, cioè 12 milioni sui 14,5 milioni totali, con i restanti 2,5 milioni rappresentati da altre tipologie. Secondo l’Enea, quasi 6 edifici su 10 hanno un’età media di 59 anni e con quasi la metà degli edifici residenziali in classe G oppure E, cioè le due più basse.
 
A tal proposito si consiglia la visione del video "Obiettivo case a zero emissioni" E-Planet dove sono ben rappresentate le sfide che abbiamo difronte in tema di riqualificazione energetica. Come spiega Alessandro Genovesi,  Segretario generale Fillea Cgil - in Italia vi sono "oltre 5,5 milioni di edifici pubblici e privati che dovranno necessariamente diventare più efficienti dato che il 36% di tutta la CO2 prodotta in Italia e il 40% degli sprechi energetici sono dovuti alle costruzioni più vecchie". Si tratterebbe, in sostanza, come spiega Genovesi, di "salire di due classi energetiche che, per i redditi medio bassi, significherebbe risparmiare 1000-1500 euro, come avere a disposizione uno stipendio in più" e nello stesso tempo "creare tanto buon lavoro". Per realizzare tutto ciò, spiega il Segretario del più grande sindacato italiano delle costruzioni, è indispensabile avere da un lato manodopera qualificata e, dall'altro, "leve finanziarie o di intervento diretto da parte del pubblico o di imprese a partecipazione pubblica" diversamente rischiamo che l'efficienza energetica sia un vantaggio solo per le persone con maggiori disponibilità economiche. In sostanza - conclude - "dobbiamo imparare dal passato e fare programmazione".   
 
La Corte Costituzionale ha "incluso nel catalogo dei diritti inviolabili" della persona il diritto all’abitazione, che "rientra fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione" (sentenza n. 217 del 1988 e sentenze n. 128 del 2021, n. 44 del 2020), poiché è compito dello Stato assicurare "che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana" (sentenza n. 217 del 1988). Il SUNIA, con la petizione, sottoscritta da 45 mila cittadini, sindaci e rappresentanti delle istituzioni, chiede di avviare una discussione con il Governo e il Parlamento su un tema così cruciale.
 
Link: QUI per approfondire
 
* in Homepage Foto di Luke Stackpoole su Unsplash
 
Per la redazione - Serena Moriondo